Riflessioni Quaresima 2021

Riflessioni Quaresima 2021

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – IL DESERTO

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Mc 1,12

Dio, tu mi conduci nel deserto,
dove la vita è difficile,
dove domina il dubbio,
dove regna l’oscurità, dove manchi Tu.
Il deserto è un passaggio per chi Ti ha scelto,
un passaggio per chi Ti ama,
un passaggio necessario alla vita,
un passaggio che mette alla prova.
Tu mi dai la prova
ma anche la forza di superarla,
mi dai il deserto
ma anche la forza di proseguire.
Ho paura del deserto,
ho paura di mancare,
ho paura di abbandonarti.
E’ facile sentirti nella gioia,
è semplice scoprirti nella natura,è
difficile amarti nel deserto.
Nella notte del dolore,
nell’oscurità del dubbio,
nel deserto della vita non farmi dubitare di Te.
Non Ti chiedo di liberarmi dal deserto,
ma aiutami a comunicare con Te,
non Ti prego di togliermi il deserto,
ma fammi camminare verso di Te.

Foto Pier, deserto di Giuda

QUARESIMA TEMPO DEL LIMITE

Alcuni giorni fa ho ricevuto questa lettera. Ho deciso di condividerla con tutti voi, previa autorizzazione della persona che mi ha scritto. Chi scrive è donna, mamma, moglie, lavoratrice e volontaria in parrocchia.Mi pare che sia testimonianza di Vangelo vissuto. E che offra alcuni stimoli per poter vivere questa quaresima come un tempo di riscoperta del nostro limite e dei nostri vuoti per farli diventare spazi di conversione. Buon cammino quaresimale a tutti/e

Caro don Pier.. condivido con te le mie riflessioni di questi giorni, difficili per tutti, dove stiamo velocemente passando da una pandemia virale ad una pandemia psichiatrica.Le urgenze lavorative e alcuni recenti casi di disagio mi inducono a fare delle riflessioni alla ricerca di una spiegazione, con la necessità di dare un senso a ciò che stiamo vivendo.Dal mio punto di vista ci sono grandi temi fra loro collegati che bisogna assolutamente affrontare come emergenza culturale, emotiva e anche religiosa.Il primo è il riconoscimento dei limiti ed il loro rispetto: tutto intorno a noi parla di “illimitatezza”.Minuti illimitati sul telefono, giga illimitati per andare nel mondo senza limiti fra reale e virtuale di internet, profili di noi stessi illimitati (uno su Facebook, uno su Instagram, uno su Tik tok, uno su whatsapp, uno su telegram…), esperienze illimitate (uso di sostanze nei giovani). Mi è venuto in mente il passaggio in cui satana dice a Gesù di buttarsi dal monte, per diventare più forte. In realtà per morire, come le sfide di tik tok.Se noi le chiamiamo sfide vediamo solo il potenziale trasgressivo.Se noi le chiamiamo induzione al suicidio vediamo il vero attentato alla vita che stiamo vivendo in questi giorni. Anche chi è in difficoltà rischia a volte di essere aiutato da tutti senza limiti: oggetti, cose, soldi, uso strumentale dei suoi bisogni per tanti fini. Domenica scorsa abbiamo fatto la festa di San Valentino. Il naufragio dei giorni nostri del vero senso del matrimonio e della famiglia: accettare i nostri limiti e quelli di chi ci sta accanto. Fino in fondo, senza sconti. Non per dovere ma per responsabilità.Senti dire “ci siamo separati perché non eravamo più innamorati”. Qual è il limite temporale dell’innamoramento? Perché abbiamo bisogno di quella cosa che c’era all’inizio, bellissima certo, ma di sicuro poco in contatto con il limite: è tutto bello, è tutto piacevole, nessuna fatica. E poi i figli, il lavoro pesante, le spese, la stanchezza di tutti i giorni. E l’amore che finisce…ma finisce l’amore o l’illusione dell’illimitatezza che l’amore stesso contiene?Allora viene da chiedersi perché non accettiamo i limiti? Siamo tutti trasgressivi? Cosa c’è che non sopportiamo del limite?Io penso che noi non stiamo lavorando abbastanza sull’accettazione del senso di vuoto, di impotenza e di limitatezza appunto che il limite ci dà.Gesù era da solo nel deserto, senza cibo, invaso dall’angoscia sul suo futuro che teneva a bada con la fede. Era come noi. Da soli ognuno di noi con la sua angoscia, la sua limitatezza, la paura di non farcela.Nessuno può entrare in questo nostro mondo interno, gli altri possono solo stare vicini. Siamo noi che dobbiamo imparare a gestirlo.I nostri figli adolescenti che si scontrano per la prima volta con il vuoto: il limite del loro corpo che cambia e magari non gli piace, però è così e non puoi cambiarlo con mente, lo devi accettare (ed ecco anoressia, bulimia, tagli e tutto ciò che va nell’ordine di ferire il corpo perché è la mente che soffre).E noi adulti? Il vuoto nelle relazioni quando ci sentiamo soli anche nel matrimonio, perché l’altro è lì con te ma la mente altrove; il vuoto fisico della pandemia che ha acceso i riflettori sul vuoto interiore.Il vuoto quando vorremmo aiutare qualcuno che non ci ascolta o semplicemente non vuole farsi aiutare.Quindi se accettiamo il limite subito dopo siamo di fronte al vuoto, alla solitudine (pensiamo al limite della morte).E dobbiamo accettarlo. Senza riempirlo subito di oggetti, di internet, di rispecchiamenti perversi.I ragazzi attaccati al telefono cercano un rispecchiamento che non trovano altrove (quante foto di se stessi allo specchio dove non si vede la faccia ma il telefono che sta fotografando)Solo che in quello specchio c’è niente di meno che satana. E se non siamo credenti c’è il vuoto senza senso.Allora bisognerebbe educare ad accettare il vuoto, dargli un senso e non riempirlo subito, cosa che ci fa andare incontro a un vuoto peggiore, senza senso, perverso (autolesivo) e mortifero.Accettare il vuoto significa fare un grande atto di amore verso se stessi: non sempre capiamo tutto ma non siamo stupidi, non sempre la nostra vita ci sembra bella, ma poi in ogni giorno c’è un evento magari piccolo ma unico che se ci pensiamo bene può renderci felici.Solo se amiamo i nostri limiti e le nostre imperfezioni, i numerosi sensi di impotenza, se non li vediamo più come ostacoli ma come risorse, allora il vuoto non ci farà paura e non avremo bisogno di riempirlo per forza.E questo siamo capaci di insegnarlo ai nostri figli? oppure gli insegniamo solo ad essere prepotenti, gli regaliamo il cellulare alla comunione perché così avrà tanti “follower”, seguaci… proprio come le promesse di satana.Quando sento il vuoto, lo sconforto e l’impotenza dentro di me provo ad immaginarlo non come un posto buio ed angosciante. Ma piuttosto come il mio cammino nel deserto. Sono sola, ho fame , ma chi mi vuole dare qualcosa che non ha un limite non vuole aiutarmi. È solo un boccone avvelenato.Forse ci può aiutare la quaresima che ci chiede di fare vuoto dentro di noi (ricordo da piccola non mangiare carne il venerdì, fare i “fioretti “, rinunciare a qualcosa di concreto per qualcosa di meno concreto). Fare vuoto dentro di noi. Che, se vogliamo è “spazio “, non solo vuoto.Il nostro spazio mentale, emotivo affettivo, non vuoto ma “libero “, dalle gabbie, dalle bugie dell’illimitatezza. Libero, dentro i suoi limiti e i suoi confini.


(foto Pier)