Riflessioni Aprile 2020

30 aprile 2020

Molti continuano a dire che dopo questa prova del virus
migliore sarà la nostra convivenza,
ma intanto noi vediamo
le regioni contro lo stato, i comuni contro le regioni,
componenti del governo contro il governo,
mancanza di confronto tra stato e chiesa:
spettacolo miserevole!
Enzo Bianchi, 30 aprile 2020

Che bella riflessione…

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“Là c’è la Provvidenza !”

30 APRILE, FESTA DEL COTTOLENGO

“… E poi, la Provvidenza mi ha aiutato finora; m’aiuterà anche per l’avvenire” (Cap XVII, Promessi Sposi). Queste sono le parole che affiorano nella mente di Renzo Tramaglino appena si sente al sicuro nella Terra di san Marco.

Come si vede il pensiero di dipendere da un Dio che ha a cuore il nostro destino umano, non è frutto di paure incontrollate, ma è una dimensione nella autocoscienza di Renzo. E questo Dio si esprime e si manifesta nella sua autoconsapevolezza come Provvidenza. E’ come se Manzoni volesse sottolineare che c’è un Destino buono per tutti e che interviene misteriosamente come Provvidenza.

Dopo la fuga da Milano, uscito dall’osteria in territorio veneziano con pochi soldi in tasca, Renzo Tramaglino incontra la mano tesa di persone più povere di lui. Allora, in un impeto di sincera commozione: «Là c’è la Provvidenza, disse Renzo; e, cacciata subito la mano in tasca, la votò di que’ pochi soldi; li mise nella mano che si trovò più vicina, e riprese la sua strada». Un gesto di solidarietà immensa e di fiducia in Dio. 

Negli stessi anni della stesura dei Promessi Sposi, san Giuseppe Benedetto Cottolengo scriveva così:

“…Non notiamo né le entrate, né le uscite, perché colla Divina Provvidenza non si fanno i conti. Essa sola sa farli, e li fa benissimo. Quel che si fa, si fa per Iddio. Iddio lo sa, e questo basta.

…Qua dentro non si tiene altro libro, all’infuori di quello dei debiti; e questi la Divina Provvidenza si è incaricata di pagarli, meglio di qualunque banchiere.

…Ma che vi andate crucciando per domani? Se voi pensate a domani la Divina Provvidenza non ci pensa più, perché ci avete già pensato voi. Non guastate dunque l’opera sua e lasciatela fare.”

Tante volte nella mia vita ho toccato con mano “la Provvidenza”…quando si è costruita la nuova scuola materna San Michele a Mappano; ai tempi della Missione di Belem in Brasile, quando arrivarono in nome della stima tante offerte; i lavori di restauro alle chiese di Andezeno e di Montaldo; in questi anni quando abbiamo messo mano al restauro dei campanili a Leini. E tanti, tanti altri episodi vecchi e odierni, segnati dalla solidarietà di tante famiglie nei confronti delle nostre parrocchie; solidarietà da condividere anche con i più poveri.

Negli anni mi sono sempre chiesto se la Provvidenza fosse un pensiero magico di chi non ha i piedi per terra o un vero atto di fede, di abbandono al futuro, di accontentarsi oggi del poco o nulla che si ha in attesa di tempi migliori. “La Provvidenza” è sicuramente presenza di Dio, il suo sguardo sul presente, la sua mano che non ti fa cadere e non ti fa disperare.

Sicuramente “la Provvidenza” in un prossimo futuro vorrà dire maggiore condivisione dei nostri beni, maggior attenzione nelle spese da fare anche nelle parrocchie, per poter creare fondi e permettere a molta gente di rialzarsi e di guardare il futuro con occhi di fiducia e non di disperazione.

Ho scritto tutto ciò perché oggi è il 30 aprile, anniversario della morte del Santo Giuseppe Benedetto Cottolengo (1842).

Stasera celebrerò messa al Cottolengo di Mappano. A differenza degli anni scorsi senza la presenza dei malati, dei volontari e del personale sanitario. Sarà festa minore, ma si pregherà ugualmente !

Parafrasando il Manzoni, ci auguriamo che qualsiasi persona umana, dopo aver incontrato un Cristiano o una Parrocchia, possa ripetere: “là c’è la Provvidenza!”

Don Pier.

Dipinto di Eugenio Musacchio, anno 2000

Non angosciarti e non cercare nemmeno di sfuggire ai momenti tristi, ne conoscerai tanti altri come questi, ti sentirai ancora come oggi, con il cuore gonfio di amarezza, con la stessa voglia di piangere, pervasa da una pena lieve e sola tanto più fastidiosa perchè una ragione non c’è.

Dovrai imparare a convivere con queste giornate.

Imparerai nella solitudine e in questi istanti a prenderti cura di te, teneramente, premurosamente.

Non sarà facile, ma a poco a poco comprenderai il tuo animo fragile e delicato e al contemplo risoluto e caparbio e ti accorgerai di quante cure abbia bisogno.

Ti incontrerai con te stesso, imparerai a volerti bene in modo dolce e gentile e accettarti con indulgenza anche in queste giornate sconsolate.

Khalil Gibran

Foto Pier

29 aprile 2020

In ogni caso c’è chi se la passa peggio di noi…

Non andrà tutto bene.
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I GIGLI DEL CAMPO

“Vorrei proprio vivere come i gigli del campo. Se sapessimo capire il tempo presente lo impareremmo da lui: a vivere come un giglio del campo”
Etty Hillesum

“Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?”
Matteo 6,28b-30

Foto Pier

28 aprile 2020

Piemonte, un disastro che viene da lontano (clicca sull’immagine per leggere l’articolo)

… “Siamo davanti a Dio per conto di tutti perché il corpo è uno solo, la barca di Pietro è una sola”.

Questo articolo è uno spunto in più per riflettere sulle nostre celebrazioni.
E non è solo un problema della Messa, ma anche dei battesimi, comunioni, cresime, matrimoni. 
Abbiamo spostato a data da destinarsi le prime comunioni e le cresime. 
Le famiglie giovani stanno spostando i battesimi, pensando che in autunno tutto sia tornato alla normalità. 
La maggior parte delle coppie ha spostato al 2021 la festa di matrimonio.
Non mi permetto di giudicare le aspettative che ogni persona e famiglia aveva e ha su queste feste.
Pochissimi però riescono a fare una riflessione in più anche sull’importanza del sacramento e non solo sulla festa mancata. 
Ma possiamo dirci in modo sereno e realistico che in autunno e nel prossimo anno dovremmo convivere ancora con questo virus?
E che forse le accozzaglie di amici turbolenti, cugini improvvisati fotografi e minigonne con tacco 12 in chiesa dovranno farsene una ragione e convivere con numeri molto più ridotti?
Mai come sta volta spero di sbagliarmi…ma con questo virus dovremo convivere per tanti mesi e pertanto cambiare l’approccio alle nostre celebrazioni.
Don Pier.

AMAMI TU

Quando non so amare,
quando ti amo poco,
quando amo distrattamente,
amami tu Signore.

Quando mi alzo al mattino
ancora pieno di sogni,
amami tu;
quando mi corico alla sera
avvolto da delusioni,
amami tu;
e soprattutto quando non sono amabile
amami tu Signore.

Quando mi illudo di amare te
senza amare gli altri,
quando mi illudo di amare gli altri
senza amare te,
amami tu;
quando nessuno mi ama
amami tu Signore!
Adriana Zarri

Foto Pier

Invece, quando mai si riuscirà a debellare questo virus?
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27 aprile 2020

Questa invisibilità dei bambini, delle famiglie e di chi è svantaggiato, sta minando seriamente tutta l’attività estiva degli oratori, delle estate ragazzi, dei campi scuola.
Si faranno? Non si faranno? Con quali modalità?
Qui non si tratta solo di inventare qualcosa di nuovo, ma c’è bisogno urgentemente che lo stato dia dei parametri per poter proporre qualcosa di nuovo o diverso.
Invece… Nulla!
E al nulla purtroppo si può rispondere solo con nulla.
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Da leggere…
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“Dio è soprattutto un artista.
Ha inventato la giraffa, l’elefante, la formica.
In verità, egli non ha mai cercato di seguire uno stile: semplicemente ha fatto tutto quello che aveva voglia di fare.”
PABLO PICASSO

Foto Pier.

26 aprile 2020

TERZA DOMENICA DI PASQUA
I DISCEPOLI DI EMMAUS
Luca 24, 13-35

MOSTRATI, SIGNORE

A tutti i cercatori del tuo volto,
mostrati, Signore;
a tutti i pellegrini dell’assoluto,
vieni incontro, Signore;
con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare
cammina, Signore;
affiancati e cammina con tutti i disperati
sulle strade di Emmaus;
e non offenderti se essi non sanno
che sei tu ad andare con loro,
tu che li rendi inquieti
e incendi i loro cuori;
non sanno che ti portano dentro:
con loro fermati poiché si fa sera
e la notte è buia e lunga, Signore.
David Maria Turoldo

Foto Pier

25 aprile 2020

«Leggete, studiate e lavorate,
sempre con etica e con passione.
Ragionate con la vostra testa
e imparate a dire di no.
Siate ribelli per giusta causa
e difendete la natura e i più deboli.
Non siate conformisti
e non accodatevi al carro del vincitore.
Siate forti e siate liberi,
altrimenti quando sarete vecchi e deboli
rimpiangerete le montagne che non avete salito
e le battaglie che non avete combattuto».

RESURREZIONE LAICA, di Mario Rigoni Stern

Abbiamo la certezza di una Patria in Terra e
la certezza di una Patria in Cielo.

Che bello potersi sentirsi sempre a casa, che sia oggi, che sia domani.

Buona festa a tutti!
Don Pier

24 aprile 2020

Ma i vari giochi a premi e i giochi d’azzardo sono veramente fra le attività che devono riaprire? Se non si può dire mai più, almeno come ultime.
Così gli ultimi soldi di molte famiglie verranno bruciati, e i “fessi” della Caritas e i vari servizi sociali continueranno ad aiutare a vanvera.
Come diceva buonanima di mia nonna “i primi soldi guadagnati sono quelli risparmiati”.

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VIENI, SIGNORE 

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni, figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e, dunque, vieni sempre, Signore.

Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e, dunque, vieni sempre, Signore,

Vieni, Tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con Te, o Signore.

Noi siamo lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:
vieni, Signore,
vieni sempre, Signore.

David Maria Turoldo

23 aprile 2020

23 APRILE, FESTA DI SAN GIORGIO.

quest’oggi il mio ricordo e preghiera va a tutti gli amici di Andezeno, dove sono stato Parroco per 5 anni, dal 2008 al 2013. 
Oggi festeggiate il Santo Patrono.

Il ricordo va anche a tutti gli scout…San Giorgio è anche il vostro Patrono !

San Giorgio, un santo tra i più venerati, incarna gli ideali del cavaliere medioevale: difensore di miseri e indifesi, viene eletto patrono della cavalleria crociata. 
Della sua vita, famoso è l’episodio in cui libera la Principessa dal dragone. Soprattutto nel Medioevo la sua lotta contro il drago diventa il prototipo della lotta del bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria vi vede incarnati i suoi ideali. Frequentemente, nell’iconografia san Giorgio è raffigurato come il cavaliere che in modo avventuroso ed eroico, uccide il drago dagli occhi di fuoco, stando a cavallo con una lancia fiammeggiante e uno scudo finemente cesellato. San Giorgio è esempio di cavaliere ardente, entusiasta, fedele, forte, vittorioso.

PREGHIERA DEGLI SCOUT A SAN GIORGIO
Glorioso martire San Giorgio,
proteggi tutte le Guide e gli Scout,
che ti riconoscono loro patrono.
Aiutaci a vivere l’avventura della nostra adolescenza,
fedeli al dono del battesimo,
aperti ai suggerimenti dello spirito,
forti nel superare le prove di questi anni belli e difficili,
generosi nell’aiutare che ha bisogno di noi.
Così imitando i tuoi esempi,
ci ritroveremo un giorno con te nella Casa del Padre,
per continuare a vivere nella gioia
e per sempre la grande avventura dei figli di Dio.
Amen.

condivido con voi questa foto, fatta nell’aprile 2018, nella visita di Monreale e Palermo. 
E’ una miniatura raffiguarante San Giorgio, “del libro d’Ore” in latino, inizio sec XV, proveniente dall’abbazia benedettina di San Martino delle Scale, Monreale.

22 aprile 2020

50° EARTH DAY (Giornata mondiale della Terra)

PREGHIERA PER LA NOSTRA TERRA.
Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.

Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.
Papa Francesco, Laudato Si

La foto è del 2018, mese di Agosto, alle Saline di Vendicari (Sicilia).
La ritengo una foto che parli del perfetto e fragile equilibrio della natura.

21 aprile 2020

IL CIELO STELLATO SOPRA DI ME

Il 22 aprile del 1724 nasceva Immanuel Kant, 
Filosofo tedesco del XVIII secolo,
oggi è considerato 
come il pensatore più influente dei tempi moderni.

È sempre stato la “mia bestia nera” in filosofia..
“La critica della ragion pura” mi costò gli esami di riparazione a settembre al quarto anno di liceo classico.

“Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me”

Eppure questa rimane la frase più bella che ricordo di Kant.
Non scendo in spiegazioni filosofiche, altrimenti questa volta rischierei di essere bocciato.
Però ho sempre voluto darmi questa spiegazione: la nostra coscienza non può fare a meno del cielo, e il cielo stellato illuminando la nostra coscienza ci ricorda che siamo limitati e molto piccoli. 

Anche i miei occhi sono sempre rivolti al cielo…
…ad ammirar le stelle che mi indicano la via, 
…a pensare alle persone che ci hanno preceduto, che ci hanno aiutato a crescere, a diventare uomini e donne.
…a cercar il mio Dio.
…a farmi domande sul prima e sul dopo.
…a cercar risposte su tutta quella immensità, che da luce si fa buio, ogni giorno, e scandisce il nostro tempo e la nostra esistenza.

La morale, che abita in ciascuno di noi, 
ci aiuta a tenere su la testa; 
non per superbia, ma per dignità.

Don Pier

ACQUA DI DIO

Meravigliosa sei
Acqua di Dio!
Da te ha avuto origine la Vita:
quando lo Spirito di Dio,
agli albori della creazione,
aleggiava su di te
come un gabbiano,
o acqua del caos primitivo,
su suo ordine generasti ogni cosa.

Senza di te, o Acqua di Dio, ogni essere muore:
muore l’uomo che non può dissetarsi,
muoiono animali e piante…
La terra tutta inaridisce, deserto di roccia e polvere,
se tu non la irrighi e non la bagni con la tua pioggia!

Misteriosa sei
Acqua di Dio
che dai la vita sulla terra e nel profondo del mare…
ma anche dai morte…
con l’impeto dei tuoi flutti e con le piogge irruenti…
come nel diluvio…
quando copristi la terra
e uomini e animali furono sommersi.

Meravigliosa sei
Acqua di Dio!
Con il calore e la luce del Sole
generi la vita sulla terra:
la vita degli uomini,
la vita degli animali e delle piante
e sei in ogni essere vivente…

Benedetta sei
Acqua di Dio
che con lo Spirito Santo
luce e calore
del nuovo Sole
che è Cristo risorto
generi la vita nuova
dei “figli di Dio”.

Tu Acqua
santificata da Dio
sei la vita della Chiesa
sei la forza che distrugge il peccato…
sei il mar Rosso che dona libertà…
sei sorgente d’acqua viva
che disseta il popolo di Dio
che cammina con fatica
per il deserto del mondo
sino alla Terra promessa…

Benedetta sei tu, Acqua di Dio!

Oriano Granella

Foto Pier
Nelle gocce di acqua sulla rosa si specchia il campanile

20 aprile 2020

E’ tempo di fare niente, di Enzo Bianchi
(cliccare sul link per leggere l’articolo)

CREDO

Io credo, Signore,
che al termine del cammino
non c’è ancora da camminare
ma la fine del pellegrinaggio.

Credo, Signore,
che alla fine della notte
non c’è più notte
ma l’aurora.

Credo, Signore,
che alla fine dell’inverno
non c’è più inverno
ma la primavera.

Credo, Signore,
che dopo la disperazione
non c’è ancora disperazione
ma la speranza.

Credo, Signore,
che al termine dell’attesa
non c’è ancora attesa
ma l’incontro.

Credo, Signore,
che dopo la morte
non c’è ancora morte
ma la vita.

Joseph Folliet

19 aprile 20

SALVARE DIO IN NOI STESSI 

Penso che questa sia una delle pagine più profonde e intime del diario di Hetty Hillesum.
Mistica allo stato puro.
Confidenza con Dio, abbandono in Lui.

” Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani, ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte.
Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio “

COMMENTO ALLE LETTURE DI DOMENICA 19 APRILE
SECONDA DOMENICA DI PASQUA
Atti 2, 42-47

Una delle più antiche testimonianze sull’agire dei Cristiani è offerta da uno scrittore pagano, Plinio il Giovane che, verso l’anno 112 d.C., scrive all’imperatore Traiano: i Cristiani “sono soliti riunirsi, in un giorno stabilito, prima dell’alba e cantare inni a Cristo come a un Dio e impegnarsi con giuramento a non commettere delitti e a non rinnegare la fede. Sono in gran numero, di ogni età, di ogni categoria, di entrambi i sessi”.
Questi cristiani di cui parla Plinio il Giovane sono gli stessi di cui parla quest’oggi la prima lettura domenicale, quella degli Atti degli Apostoli: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo”.
Ma perché Plinio chiede al suo imperatore come agire con i Cristiani, come trattarli? Ma perché erano controllati? Ma che fastidio stavano dando alla società?
Il loro modo di vivere, il loro credere in Gesù Cristo, contrastava con gli usi e le abitudini dell’epoca. I primi cristiani avevano alle spalle un mondo pagano, politeista, praticamente ateo, e loro si riunivano a pregare, credevano in Gesù Cristo e vivevano in questa fede. Quel mondo era centrato sull’avere, sul possesso e loro al contrario “mettevano ogni cosa in comune, chi possedeva campi o case le vendeva e ognuno aveva secondo il suo bisogno”. 
Non era un’imposizione ma un comportamento spontaneo; e tanto meno era lo stile di qualche setta new age. Il loro modo di vivere era una sfida, il voler vivere in modo differente in un mondo conformato! Insomma il loro stile potenzialmente poteva minare l’impero, la corsa alla carriera, al mettere fine alla schiavitù.

Noi oggi viviamo in un mondo che di cristiano ha quasi solo più la vernice esterna. Ci diciamo cristiani in virtù del Battesimo che quasi tutti ancora si riceve ma non più per gli atteggiamenti o per l’appartenenza comunitaria.
Oggi è il mondo che sta vincendo la sfida nei nostri confronti. Ci siamo conformati al mondo. È il mondo che ha vinto su di noi. E ha vinto con le migliori armi da combattimento che si possano usare: il fascino del denaro e del potere.

Plinio il Giovane, tempo dopo così scrive di nuovo a Traiano: “Nel frattempo nei confronti di coloro che venivano deferiti a me come Cristiani ho seguito questo comportamento. Ho chiesto loro direttamente se fossero Cristiani: a quelli che confessavano ho chiesto per la seconda e la terza volta, minacciando la condanna a morte: coloro che perseveravano ho ordinato che fossero condotti a morte. Né, infatti, dubitavo che, qualunque cosa fosse quello che confessavano, dovesse certamente essere punita la caparbietà e l’inflessibile ostinazione.”

Ostinati di essere Cristiani!! Caparbi di esserlo !

Quasi due millenni dopo, il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer così scriveva: “Se oggi ci accusassero d’essere cristiani, troverebbero delle prove contro di noi?”

Buona domenica, don Pier 

Foto Pier, Polonia 2016, Miniera di sale di Wieliczka

18 aprile 2020

17 aprile 2020

” Oh se si potesse far volare il proprio cuore come un libero uccello attraverso tutto ciò che accade! “
Etty Hillesum

Foto Pier : gabbiano con le luci del tramonto

16 aprile 2020

Psicologia del Coronavirus
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PREGHIERA BRASILIANA

Quando, nel momento della prova, la tua anima è triste e dubbiosa, invocami:
Io sono colui che ti consola.
Quando ti senti mancare, a causa delle difficoltà della vita, 
e senti che non ce la fai più, chiamami:
Io sono la forza.
Quando sei stanco e affaticato, e non riesci a trovare conforto, vieni a cercarmi:
Io sono il rifugio.
Quando perdi la serenità 
e senti che i tuoi nervi non reggono più, invocami:
Io sono la pazienza.
Quando sei sconvolto dai fatti della vita e sei affranto dal dolore causato dalle prove, grida a me:
Io sono il balsamo.
Quando il mondo ti farà solo false promesse e ti sorgerà il dubbio che non ci sia più nessuno di cui potersi fidare, 
vieni a me:
Io sono la verità.
Quando il tuo cuore è pieno di tristezza e di malinconia, chiamami:
Io sono l’allegria.
Quando, ad una ad una, saranno distrutte tutte le tue aspettative e la disperazione prenderà il sopravvento, cercami:
Io sono la speranza.
Quando la cattiveria e l’arroganza del cuore umano ti prostreranno a terra e ti umilieranno, chiamami:
Io sono il perdono.
Quando il dubbio ti assalirà fino a farti rimettere tutto in discussione, fidati di me:
Io sono la fede.
Quando nessuno ti capirà e vedrai svanire tutte le tue speranze nell’indifferenza del mondo, vieni a me:
Io sono la giustificazione.
E quando alla fine vorrai sapere chi sono, chiedilo al fiume che scorre,
all’usignolo che canta, alle stelle che scintillano:
Io sono la vita.
Io sono colui che ha creato te e tutte le cose.
Io sono colui che ti ama di un amore infinito ed eterno.
Io sono il tuo Signore e tuo Dio.

Foto Pier, Brasile

15 aprile 2020

INSEGNAMI I PICCOLI PASSI

Non ti chiedo né miracoli né visioni
ma solo la forza necessaria per questo giorno!
Rendimi attento e inventivo per scegliere
al momento giusto
le conoscenze ed esperienze
che mi toccano particolarmente.

Rendi più consapevoli le mie scelte
nell’uso del mio tempo.
Donami di capire ciò che è essenziale
e ciò che è soltanto secondario.
Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura:
che non mi lasci, semplicemente,
portare dalla vita
ma organizzi con sapienza
lo svolgimento della giornata.

Aiutami a far fronte,
il meglio possibile,
all’immediato
e a riconoscere l’ora presente
come la più importante.
Dammi di riconoscere
con lucidità
che le difficoltà e i fallimenti
che accompagnano la vita
sono occasione di crescita e maturazione.

Fa’ di me un uomo capace di raggiungere
coloro che hanno perso la speranza.
E dammi non quello che io desidero
ma solo ciò di cui ho davvero bisogno.

Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi.

(Antoine de Saint-Exupéry)

Foto Pier: Dune di Maspalomas, Gran Canaria

14 aprile 2020

La curva dell’angoscia
(per leggere l’articolo cliccare sul link)

Quarant’anni fa, il 14 aprile 1980, moriva a Roma Gianni Rodari scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia.
Le sue frasi sono famose, e penso in queste giornate possano scaldarci un po il cuore e quel bambino che c’è ancora in ognuno di noi.
Ne ho scelte alcune.
Ognuno prenda oggi quella che gli serve di più

Se io avessi una botteguccia
Fatta di una sola stanza
Vorrei mettermi a vendere
Sai cosa?
La speranza

Gli errori sono necessari, utili come il pane, 
e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa.

È difficile fare le cose difficili: 
parlare al sordo, 
mostrare la rosa al cieco. 
Bambini, imparate a fare le cose difficili: 
dare la mano al cieco, 
cantare per il sordo, 
liberare gli schiavi che si credono liberi.

In cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio,
pronto a rimettersi sempre in viaggio.

Foto Pier: Assisi, il cavaliere Francesco.

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13 aprile 2020

PASQUETTA…DA RECLUSI.

Potrebbe essere questa l’impressione che in tanti si avverte quest’oggi.
Sentirsi prigionieri nella propria casa e nei propri spazi.
Si, potremmo sentirci prigionieri, perché privati oggi della libertà di andare dove si voglia.
Ma non daremo abbastanza giustizia a chi ha vissuto veramente la prigionia.
In quante epoche si è morti per la libertà, o si è accettata la prigionia per la libertà di tutti.
Oggi è diverso, per non morire si sacrifica la propria libertà personale. La libertà oggi è sacrificata per il bene nostro e per il bene di tutti quanti.
Il bene comune, che quasi più nessuno sa cos’è veramente: sinfonia fra diritti e doveri!

Ventisei anni in pochi metri quadri.
Dal 1964 al 1980; così durò la prigionia di Nelson Mandela chiamato “Madiba”, difensore dei diritti civili in Sudafrica.
E questa fu la poesia che ha accompagnato gli anni di prigionia di “Madiba”.
Che questa poesia possa accompagnare anche i nostri giorni in cui ci sentiamo “incarcerati”.
Serve grande equilibrio, vivere bene l’oggi, il quotidiano, le ore, con la consapevolezza che ognuno di noi è capitano della sua anima, e nessun altro.
Don Pier

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualsiasi dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l’Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.
William Ernest Henley

Foto Pier, isola di Gozo, Malta, 2019

12 aprile 2020

PASQUA

Riflessioni pasquali a voce alta e cuore aperto, al tempo del COVID-19
Questa sarebbe stata la mia omelia nella Veglia!
Come sempre attingete quanto vi serve, 
abbandonate quanto inutile alle vostre coscienze.
Il mio compito è farvi pensare !

Abbiamo sdoganato per la prima volta a memoria di uomo la festa delle Palme senza ulivo.
Ci troviamo oggi a dover sdoganare il famoso detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, il famoso slogan che ha accompagnato il popolo italiano dagli anni 1970, con le immagini di costine, salcicce e bruschette bagnate da vino nostrano in mezzo ai prati disegnati dalle margherite primaverili. 
Perché fondamentalmente è vero che Pasqua è una festa cristiana, e la veglia Pasquale è la notte delle notti; però senza nasconderci dietro a un dito bisogna dirsi chiaramente che la Pasqua è diventata una festa “social-familiare-amichevolente-conchivuoi”, con una tinta ancora di religioso e tradizione per i più fedeli e nostalgici.
Quindi questo tempo è dramma e disgrazia, o? 

O opportunità di grazia, perché anche tempo di grazia? 
Cosa fare, come agire per evitare che quello di quest’anno non sia solo un tempo di disgrazia ma anche un tempo di grazia, di opportunità e che non diventi un tempo buttato via. 

In queste settimane ci siamo confrontati col silenzio, con l’angoscia, con le nostre paure, con un volto nuovo della morte e del pericolo (siamo stati messi in “scacco matto” da un virus un milione di volte più piccolo di un millimetro). Le nostre certezze ci sono state tolte o hanno barcollato.
Definire questo un tempo di grazia può sembrare quasi una bestemmia, rispetto ai tanti morti, ai molti malati e a quanti faticano in prima linea o a quanti soffrono nella solitudine.
Però non dobbiamo dimenticare che la nostra Fede è anche figlia del sangue dei Martiri di ogni stagione e luogo e dell’incomprensione e audacia dei Profeti che hanno creduto nel Dio di Gesù e non nel Dio dei fattucchieri dai mille messaggi e catene ad ogni ora.

Allora, perché può essere tempo di Grazia?

1) Questa epidemia è al di fuori di ogni schema, sia nel senso che si diffonde con regole che non ci sono ancora del tutto chiare sia nel senso che ci ha costretti ad uno stile di vita assolutamente inusuale e imprevisto. Ci ha messi con le spalle al muro. Ci ha detto che nella vita ci possono essere gli imprevisti. Ma non solo nella vita degli sfortunati e degli ultimi di questo mondo. No, questa volta l’ha detto a tutti.
Come una tomba vuota nel giorno di Pasqua! Una tomba vuota è qualcosa di inusuale, inaspettato e al di là di ogni immaginazione. Mai come quest’anno ho capito lo stupore delle donne e dei discepoli di fronte alla tomba vuota. È qualcosa che va al di là delle regole che non sono quelle dell’agire umano in vista del bene comune, ma quelle regole di onnipotenza e apparenza che ci siamo dato in questi decenni che ci hanno anche fatto pensare di avere tutto sotto controllo. L’imprevisto ha smontato tutto. Che ci piaccia o no, in questo momento, l’unico modo per sopravvivere, soprattutto da un punto di vista umano e psicologico, “è vivere alla giornata”. Vivi la tua giornata come se fosse la prima, l’unica e l’ultima.

2) Mi ha colpito molto come in alcuni spazi digitali si sia passati troppo in fretta dal definire i medici e gli infermieri da “eroi” a “responsabili di…”, cui chiedere conto per le tante morti. Ormai i social abbondano di gruppi in cui col forcone in mano si sta chiedendo giustizia per i tanti morti scagliandosi forse verso quelli che meno (o nessuna) colpa hanno avuto in queste settimane, ossia i medici e gli infermieri, cui va il nostro plauso. Non è qui il luogo per capire di chi sono le responsabilità delle tanti morti in alcune zone dell’Italia, ma avverto in tutte le sfumature della storia moderna sempre il bisogno di dare la colpa a qualcuno, di trovare il responsabile.
Questa ricerca di capro espiatorio, a mio vedere, è per nascondere il problema vero, ossia che non solo non siamo mai abbastanza pronti a interfacciarci con “sorella morte”, ma è che l’abbiamo proprio esiliata dalle nostre case, dai nostri discorsi e dal nostro ego che è diventato sempre più narcisista con delirio di onnipotenza, a tal punto che ci troviamo casi estremi in cui i parenti non accettano la morte del genitore novantenne, o l’ottantacinquenne che è arrabbiato con Dio perché non può più andare a fare la spesa in bici e deve contare sull’aiuto degli altri.

3) Lasciatemelo dire…è una provocazione, ma mi conoscete. 
“Lo sapevamo già, vero? Ma si può vivere anche senza messe e senza catechismo!”. Fine della provocazione.
Il 90 per cento degli Italiani lo sapeva già, tanto che alla Messa domenicale abitualmente non ci andava. 
Si tratta ora di lavorare meglio col “resto d’Israele”.
Essere accoglienti verso tutti, dalle porte spalancate per lasciare che la gente esca ed entri, per bere alla fontana del villaggio quando ha sete, e con le finestre spalancate per cambiare l’aria stantia “dell’abbiamo sempre fatto così”, ma non essere più ostaggi nelle nostre parrocchie delle regole dell’apparenza e delle cose inutili.
Questo stop forzato delle messe e delle attività ci imporrà delle riflessioni sulle nostre messe e sulla catechesi…
Un caro amico mi ha scritto dieci giorni fa questa frase “Ma non sarà che Dio stanco di aspettarci nella chiesa abbia deciso di venire nelle nostre case?”
È vero. In queste settimane in molte case si è recuperata la fede domestica, il pregare insieme, il compiere alcuni gesti che avevano il profumo dell’inedito e permettetemi, del miracolo. Quante persone per telefono o scrivendomi, mi hanno raccontato con le lacrime quanto si è vissuto nelle loro case, già solo domenica scorsa benedicendo insieme un ramo verde, o guardando come famiglia la messa video trasmessa.
Ma vogliamo che tutto questo vada perduto per tornare alla normalità (“sani in un mondo malato”)? Vogliamo tornare al prima dove c’erano ancora troppe messe senza appartenenza comunitaria, ma che però dovevano essere comode alle esigenze di ciascuno e al pezzo di territorio in cui si abita?
Molti hanno scoperto che la Messa domenicale non è superflua. Non mi aspetto che il 90% degli italiani torni alla Messa domenicale. Non capiterà questo. Mi aspetto però che il resto d’Israele diventi contagioso come il virus, che viva la Messa domenicale come essenziale nella vita comunitaria. Mi aspetto che chi andrà a Messa alla domenica non si vergogni di dirlo il giorno dopo sul posto di lavoro. Questo mi aspetto! Mi aspetto l’entusiasmo dei cristiani dei primi secoli che è stato lievito in un mondo con tante divinità.
Mi aspetto di ritornare alla catechesi fatta anche dai genitori e non solo delegata alla parrocchia.
Mi aspetto la celebrazione dei sacramenti (battesimi, comunioni, cresime, matrimoni) meno “paese dei balocchi” e più festa semplice della Vita, dove si ringrazia più il Signore e si è meno preoccupati del vestito indossato.
Se non accadrà questo vorrà dire che questo tempo non sarà servito a nulla nella vita dell’ecclesia, sarà stato un tempo passato invano. Che avremmo pregato Dio più per la paura e per star bene, ma non per chiedere una vera conversione di cuore e di atteggiamenti.
Come ha detto ieri don Luigi Ciotti, sarà stata allora “una Pasqua di adattamento, ma non di cambiamento”.

4) Rivolgo l’ultima parola alla società civile dei miei paesi, Leini e Mappano. In questi giorni si è toccato con mano la solidarietà, la collaborazione, la condivisione delle forze umane, delle capacità di ognuno, del cibo e del denaro. Ringrazio in modo speciale da queste righe tutti i volontari Caritas e tutti quelli che collaborano nei nostri paesi al bene comune senza tornaconti personali. Un mio amico prete mi raccontava che nel suo paese, di fronte a una proposta di collaborazione fra associazioni, una ha alzato la mano rivendicando “questa è la mia iniziativa”! Lascio a voi ogni commento e amarezza. Non esistono i miei poveri e i tuoi poveri. Esistono i poveri di Dio, e in quanto nostri fratelli, sono i nostri poveri. Pasqua nella solidarietà e collaborazione vuol dire capacità di fare tutti un passo indietro per fare tutti insieme tre passi avanti. Altrimenti anche qui non è cambiamento ma solo adattamento, sperando che finisca al più presto.

Questa volta sono stato lungo e se mi avete seguito fin qui, vi faccio i complimenti.

Concluderei con il compito a casa per il giorno di Pasqua, alle ore 12, quando le campane suoneranno a festa.
Radunatevi attorno al tavolo.
Mettete sul tavolo il piatto che rappresenta meglio la vostra tradizione, la vostra cultura, la vostra storia.

Pregate un Padre Nostro, tenendovi per mano, voi che potete.

E poi un componente della famiglia recita a nome di tutti:
“Signore Gesù Cristo, risuscitato dai morti, che ti sei manifestato ai discepoli nello spezzare il pane, resta in mezzo a noi: fa’ che rendendo grazie per i tuoi doni nella luce gioiosa della Pasqua, ti accogliamo come ospite nella nostra famiglia, per essere commensali del tuo regno. 
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli”
Amen. 

Si può concludere con un’Ave Maria
oppure con l’antifona mariana del Tempo di Pasqua:
Regina dei cieli, rallegrati, alleluia. 
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, 
è risorto, come aveva promesso, alleluia. 
Prega il Signore per noi, alleluia.

Buona Pasqua a tutti voi.
Don Pier

ps.. ci vediamo alle 10 per la Messa in streaming

11 aprile 2020

SABATO SANTO

MI PRESENTO:
SONO IL SILENZIO !

10 aprile 2020

VENERDì SANTO

Lascio alla vostra preghiera personale e/o di famiglia due proposte
La prima è il canto “PER ME” del GEN ROSSO, della durata di 4 minuti

La seconda proposta sono i testi e i canti che avrebbero guidato le Vie Crucis nei paesi di Mappano e Leini
Questa Via Crucis è della durata di circa mezz’ora.

9 aprile 2020

Bellissima riflessione…sul Giuda che c’è in ciascuno di noi.
(clicca sul link per leggere l’articolo)

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GIOVEDÌ SANTO

Mensa umano mistero

Facci, Signore, il dono della cena.
Tu ti sei seduto a cena.
Oh, sì, ma non era una cena come tutte le altre,
sebbene tutte le altre le fossero ordinate:
era una cena unica,
in cui tu eri commensale e vivanda;
E gli apostoli mangiarono con te e di te.
Ma prima di considerare il mistero eucaristico,
lasciaci considerare questo semplice
e dolce “mistero” umano della mensa,
che tu tante volte
hai voluto condividere con i tuoi amici.

L’Eucaristia è il sacramento della tavola,
così come la tavola
è il sacramento della nostra amicizia.
Perciò, prima di farci il dono dell’Eucaristia,
facci, Signore, il dono della cena:
della semplice mensa degli uomini,
della condivisione dell’amore e dei beni,
della cordialità del pacato discorrere
e del calore del volersi bene.

Dacci di sapere cenare in amicizia,
come facevi a casa tua,
come facevi a Cafarnao nella casa di Pietro,
e a Betania, nella casa di Lazzaro;
come facesti a Gerusalemme, nel Cenacolo.

Donaci amore per invitare amici,
ospitalità per servirli,
cordialità per discorrere con loro,
gioia per mettere la tovaglia bella,
letizia per versare il vino dolce.

E fa’ sì che in ogni pranzo e in ogni cena
avvertiamo la tua visibile presenza,
ospite sempre invitato, amico sempre amato,
nostro pane, nostro vino,
nostro banchetto eterno.
Adriana Zarri

8 aprile 2020

La Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera; che abitualmente è il 20/21 marzo.
Quindi quella di ieri/stasera è la prima luna piena dall’equinozio di primavera del 2020, 20 marzo.
Ed è per questo che allora domenica 12 aprile sarà Pasqua.

Ho interrogato la terra e mi ha risposto:
“Non sono io il tuo Dio”.
Tutto ciò che vive sulla sua superficie mi ha dato la medesima risposta.
Ho interrogato il mare e gli esseri che lo popolano e mi hanno risposto:
“Non siamo noi il tuo Dio, cerca più in alto”.
Ho interrogato il cielo, il sole, la luna, le stelle:
“Neppure noi siamo il Dio che tu cerchi”.
Allora ho detto a tutti gli esseri che io conosco attraverso i miei sensi:
“Parlatemi del mio Dio, dal momento che voi non lo siete, ditemi qualcosa di lui”.
Ed essi hanno gridato con la loro voce possente:
“E’ Lui che ci ha fatto!”.
Per interrogarli, io dovevo solo contemplarli, e la loro bellezza era la loro risposta.
San Agostino

Ravasi, un biblista che offre sempre spunti illuminanti

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7 aprile 2020

Pensare e progettare, per salvarsi.

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“Ho più bisogno di scrivere di narcisi gialli e rami di castagno fiorenti, che di ponderare pensieri profondi. 
La ‘giusta misura’ arriverà. 
Pazienza. 
Salda, costante, paziente” 
Etty Hillesum

Questi sono i giorni della pazienza, in cui rispettare le regole e stare a casa,
sta costando a tutti quanti. 
Non a caso tutti stiamo aspettando notizie sulla fase 2, quasi come il popolo eletto scrutava l’orizzonte aspettando l’arrivo del Messia.

Eppure non a caso la pazienza è la virtù dei forti.

E i forti si vedranno nei giorni di Pasqua e Pasquetta.

6 aprile 2020

Nella mia vita ho avuto la fortuna di fare per due volte, a distanza di anni, gli esercizi spirituali ignaziani nella vita quotidiana. 
Ignazio era un soldato. E dopo la conversione ha conservato nel suo cuore, nei suoi scritti e nel suo agire il concetto della “regola di vita”. 
Per vivere bene bisogna darsi delle regole, che non è solo evitare gli eccessi, ma è imparare a vivere bene, il giusto riposo, il giusto cibo, il giusto rispetto per il proprio corpo e per gli altri, e così via. 
Una delle regole che ricordo con più affetto e che mi guida ancora oggi, è di chiamare con il loro giusto nome i sentimenti e le emozioni. 
Fare attenzione, drizzare le orecchie quando si è troppo contenti e troppo tristi, e di conseguenza non prendere mai decisioni quando si è troppo contenti o troppo tristi, perché sarebbero decisioni senza radici e che quindi non ti porterebbero distante. 
In questo modo si ha una buona percentuale di possibilità di evitare scelte sbagliate. 
E una scelta sbagliata in questi giorni è dare spazio all’angoscia, permettere che prenda piede nelle nostre vite. 
L’angoscia va tenuta a bada, non bisogna darle benzina. La benzina è l’ansia. E l’ansia ha radici lontane.
E più entra l’angoscia e più c’è oscurità nella vita. Come fare? Nutrirci di cose che danno luce. Anche la preghiera offre luce. 

Vi lascio questa preghiera di Sant’Ignazio con l’augurio che possa illuminare la nostra giornata. 
Don pier 

Cristo Gesù,
quando tutto è oscurità
e sentiamo la nostra debolezza e impotenza,
donaci di sentire la tua presenza,
il tuo amore e la tua forza.
Aiutaci ad avere una fiducia totale
nel tuo amore che protegge
e nel tuo potere che rafforza,
perché nulla possa spaventarci o preoccuparci,
perché vivendo accanto a te
vedremo la tua mano,
i tuoi obiettivi e la tua volontà in tutte le cose.
Sant’Ignazio di Loyola

Foto Pier, l’arrivo dell’oscurità, valli di Lanzo

5 aprile 2020

Chi l’avrebbe mai detto?
La prima tesi di laurea sulla validità della Messa televisiva risale agli anni 80, se ricordo bene…era il corso di liturgia con il compianto don Domenico Mosso, grande liturgista. 
E oggi ci siamo ritrovati in tanti, fra Facebook e le piattaforme dei siti parrocchiali, più di duemila connessioni, senza contare quante persone stavano al di là di uno schermo. 
Non è il numero che conta. È il cuore che ha creato. Il bisogno di comunità. Il bisogno di vederci. Il bisogno di sapere che stiamo tutti bene.
Ringrazio anche pubblicamente Davide e Roberta, senza i quali, molti di voi, non avrebbero visto la messa sulle piattaforme parrocchiali. 
È vero, ci sono tante messe alla tele, ma grazie anche a chi mi ha convinto in questi due giorni speciali a vivere la nostra messa tutti insieme.
E grazie alla comunità del Cottolengo di Mappano, luogo di accoglienza e di cura.

4 aprile 2020

Come alcuni di voi, non mi sento più di dire che c’era un prima, quello della normalità (ma quale? Come dice Papa Francesco “sani in un mondo malato”) e che ci sarà un dopo, che ancora oggi sfugge a tutti per la sua prossimità.
Onestamente non so più cosa sia la normalità. È bastato un mese per mettere in discussione il tempo, le abitudini, e ognuno di noi sa veramente cosa nella propria vita personale e sociale.
So solo che le mie giornate sono scandite dalle urgenze e dall’adesso.
Si vive adesso, si vive ora. Si vive nel presente, perché come dice la parola, l’adesso, il presente è un regalo da vivere in fondo.
E fra le cose che devo vivere adesso è sicuramente per chi lo chiede la presenza di un prete per l’ultimo saluto, per l’unico saluto, per poter pregare con poche persone con il groppone in gola il “eterno riposo”, guardandosi negli occhi per cercare un appiglio a “quel senso di spaesato e di inedito” che si respira.
Ho perso il conto di quanti ho salutato e benedetto in queste settimane. Sono decine e decine. Forse di più.
Sicuramente la parte da leone la fa Mappano, con il suo tempio crematorio.
Sono tante le imprese funebri e le famiglie che chiamano al di fuori di Mappano e Leini, per l’ultima e unica benedizione. Siamo in tempo di emergenza. Si va, con la mascherina che grazie al cielo ogni tanto nasconde la voce e il volto rigati dalle lacrime.
Solo ieri, in 25 minuti di mia presenza al tempio crematorio sono passate 5 salme…mai visto in vita mia una scena simile, sembrava “una catena di montaggio” (scusatemi questa espressione infelice e indelicata, ma è per dare l’idea di quello che capita, che ho visto)… la morte snaturata dagli affetti, dagli abbracci e dagli addii (per noi Cristiani è un arriverderci! ne siamo convinti ??).
Me ne sono andato senza parole.
Stamattina dovrò ritornarci, passerò di nuovo la mia mattinata nei cimiteri.
A Mappano saluterò anche Michele.
Lo conosco dal lontano 1998, anno del mio primo arrivo a Mappano.
Cavoli, aveva una stretta di mano che faceva male.
Con lui ho fatto delle discussioni animate. Forse perché si aveva lo stesso carattere testardo.
Con lui ho sognato e parlato di montagne, soprattutto quelle delle Valli di Lanzo, austere, indisponenti come molti piemontesi, ma dai panorami mozza fiato se sai entrare nel loro cuore e conquistarle.
Con lui parlavo di sentieri e ascese; ascoltavo i suoi consigli come un adolescente ascolta un vecchio su come conquistare una bella donna.
Lo saluterò con questo canto, usando il mio telefonino. La modalità non è molto liturgica, ma è il regalo che gli farò. Non so se fosse un alpino per servizio militare, ma glielo devo per la sua passione per la montagna, per quel Signore delle Cime di cui si è nutrito su tante punte e che ora lo sta aspettando e che accoglierà ognuno di noi quando sarà il momento.
Ed è la preghiera che quest’oggi possiamo fare tutti quanti, ascoltando questo canto.
Don Pier

3 aprile 2020

Quando mai si compirà questa profezia del profeta Isaia?
“ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un’altra,
e non impareranno più la guerra.”

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OGGI
Trova un minuto per pensare
Trova un minuto per pregare
Trova un minuto per ridere

2 aprile 2020

Madre Teresa di Calcutta

L’annuncio tre mesi prima che nessuno verrà bocciato non rende giustizia ai docenti che tutti i giorni si inventano un modo nuovo di fare lezione nonostante i limiti del sistema scolastico e non solo…

(clicca sul link per leggere l’articolo)

“Non abbiate paura!
Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!
Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!”

„[…] non “lasciatevi vivere”, ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro!“

“La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo.” 

Giovanni Paolo II
Nell’anniversario della sua morte, 2 aprile 2005

1 aprile 2020

E’ BUIO DENTRO DI ME

E’ buio dentro di me,
ma presso di te c’è luce.
Sono solo,
ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito,
ma presso di te c’è aiuto.
Sono inquieto,
ma presso di te c’è pace.
In me c’è amarezza,
ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie,
ma tu conosci la mia via.

Dietrich Bonhoeffer, 1943

Foto Pier, gennaio 2011, Geyser del Tatio, Cile